Avatar: Fuoco e Cenere, oltre lo spettacolo visivo (No Spoiler)

“Guardo Avatar solamente per gli effetti speciali innovativi, non per la trama o i personaggi”. Questa è una delle espressioni ricorrenti di moltissimi spettatori della saga di Avatar, che fin da quando la prima pellicola uscì nelle sale, hanno apprezzato solamente l’aspetto visivo del film, e non il vero e proprio contenuto.

Nel 2025 quest’immensa storia con protagonista la famiglia Sully arriva al terzo capitolo, chiamato “Fuoco e Cenere”, e riesce finalmente a distaccarsi da questa constatazione di molti. Avatar non è solamente effetti visivi o, meglio, ne è davvero ricco, ma c’è tanto altro da apprezzare. ln questo sequel del film del 2022 “Avatar: la via dell’acqua”, viene mostrato il mondo di Pandora attraverso nuovissimi particolari. Se nella pellicola precedente era descritta la tribù dei Metkayina, esseri connessi all’elemento dell’acqua, qui si esplora soprattutto il ‘popolo della cenere”. Esso, chiamato anche “Mangkwan”, è un gruppo di personaggi contrapposto ai Navi, protagonisti fino a questo momento nella saga. La particolarità di questa tribù è il proprio odio nei confronti di Eywa, la dea madre di Pandora, e di tutto il suo creato. A differenza delle altre creature messe in scena fino a questo momento, i Mangkwan sembrano molto più vicini agli esseri umani per il proprio carattere. Si ribellano alle proprie origini e, sono pronti a combattere con gli altri abitanti del proprio pianeta, senza alcun rimorso. A capo di questo gruppo, vi è Varang, personaggio che sembra quasi una controparte spietata di Neytiri. Si dimostra un’ottima figura, sia per la descrizione delle sue origini che per le azioni commesse, davvero coerenti alla sua personalità. Nonostante questa sia la vera e propria grande novità del lungometraggio, non bisogna pensare che ciò si presenti come unico aspetto interessante. Come ho precedentemente affermato, Avatar non deve essere apprezzato solo per la fotografia mozzafiato – di cui parleremo dopo – o gli effetti speciali, ma anche per i personaggi che ne fanno parte. ln questo terzo capitolo della saga difatti, gli sbocchi narrativi iniziati nella parte precedente proseguono con nuove ramificazioni ed intrecci. Finalmente vi è l’evoluzione dei protagonisti: da Neytiri, che elabora il lutto del figlio morto nell’ultimo film, a Kiri, la quale si avvicina alle proprie origini, fino al protagonista Jake Sully, che attraversa un momento di cambiamento personale senza precedenti. L’elemento da lodare maggiormente però, non riguarda la famiglia principale, bensì il rapporto tra l’antagonista, il colonnello Miles Quaritch, ed il figlio Spider. ln primo luogo, è mostrata una contrapposizione fra la relazione di quest’ultimo con il padre adottivo Jake e quello biologico; e poi, sia il ragazzo che il colonnello, per l’intero film mutano ininterrottamente. Entrambi, anche se in modi diversi, si avvicinano a Pandora, come se stessero diventando delle creature originarie del pianeta. Nonostante questo fosse praticamente scontato per Spider, è notevole osservare ciò anche in Quaritch, che si è mostrato come personaggio “piatto” negli scorsi film, invece qui progredisce parecchio. Un altro fattore lodevole del lungometraggio è che non sia stato ricreato in alcun modo lo “status quo” (ripristino dell’equilibrio narrativo precedente). È certamente un sequel diretto, ma molto spesso nelle saghe, si ricrea l’ordine generale come se gli eventi precedentemente accaduti venissero cancellati da un momento all’altro. ln questo capitolo per fortuna tale elemento non è presente: è un sequel diretto del secondo film, e nonostante sia passato del tempo dagli avvenimenti di quest’ultimo, la vicenda continua senza interruzioni.

Esaminati questi elementi della pellicola, è necessario soffermarsi sul cuore dell’intera saga di Avatar, ossia l’aspetto visivo. Su di esso non c’è molto da affermare, la saga continua ad essere la miglior rappresentazione di avanguardia cinematografica moderna. Questo è l’aspetto più notevole, che lascia lo spettatore a bocca aperta fin dalla prima inquadratura. Che sia per il suggestivo mondo di Pandora, per i combattimenti epocali, o per le scene minuziosamente ricche di dettagli, “Avatar: fuoco e cenere” è una pellicola visibilmente sublime, che attualmente non possiede alcun rivale. Se nel capitolo precedente le scene marine erano immensamente ipnotiche, qui i momenti in cui si mostra il popolo della cenere, o banalmente gli scontri con gli umani, lasciano senza parole.

Per quanto riguarda invece le problematiche della pellicola, che purtroppo sono evidenti, il primo elemento su cui soffermarsi è la durata. Essa supera l’estensione dei film precedenti della saga giungendo ad un totale di tre ore e un quarto; un tempo esorbitante, considerando che non si parla di un film di nicchia, ma di un prodotto praticamente commerciale. Ricordiamo che il girato originale di Cameron, raggiungeva circa le nove ore, che ovviamente sono state tagliate e rimaneggiate abbondantemente. Nonostante le tempistiche si sentano davvero tanto, comunque il tutto poteva essere gestito in modo superiore. Alcuni momenti sono infinitamente lenti e ridondanti, come se si stessero guardando ripetutamente le medesime scene. Altri invece, sono accelerati inutilmente, con troppi tagli che rendono alcuni avvenimenti spiegati di fretta o addirittura poco lineari.

Il finale soprattutto, meritava di essere messo in scena per più tempo. La vicenda conclusiva sembra finire sbrigativamente, proprio per questo lo spettatore può perfino sentirsi deluso, come se nel complesso mancasse qualcosa. Analizzando però l’opera in generale, questa sensazione svanisce.

Un altro dettaglio che può far storcere il naso allo spettatore è l’utilizzo di alcune componenti narrative ripetitive, che in alcuni punti sembrano mostrare nuovamente gli eventi dei film precedenti. Questo dettaglio era molto più evidente nel secondo film della saga, pertanto c’è stato un miglioramento, ma comunque dei fattori sono da migliorare. Infine, alcune particolarità dividono il pubblico, come fecero anche in “La via dell’acqua”.

Per il terzo film di fila, vi è la presenza dello stesso cattivo, il colonnello Miles Quaritch, che però come ho precedentemente affermato, si mostra arricchito parecchio rispetto al film precedente. Il personaggio finalmente si evolve, possiede i medesimi principi “militareschi” condotti fino ad ora, ma comunque mostra dei cambiamenti. Alcuni spettatori potrebbero gradire il suo mutamento, mentre altri, notando la sua presenza continua come antagonista principale, potrebbero annoiarsi.

Nel totale poi, ci sono dei piccoli aspetti, come scene o scelte ed affermazioni dei personaggi, che risultano fuori tono, con delle leggere imperfezioni.

Analizzate le peculiarità della pellicola, si può affermare che “Avatar: fuoco e cenere” sia davvero un ottimo film, consigliato soprattutto per la visione in sala, data la spettacolarità delle scene.

Prima di concludere però, vi è un ultimo elemento da trattare, ossia la possibile uscita di altri sequel in futuro. Il regista James Cameron considerava l’idea di realizzare ben cinque film in totale per questa saga, con l’ultima uscita prevista nel 2031. Anche se, ha affermato che se la pellicola non dovesse incassare abbastanza, si fermerebbe qui senza dedicarsi ad altri prodotti. Queste parole non sono per niente confortanti, dato che il mondo di Avatar si merita di essere esplorato ulteriormente, non solo per dare un’adeguata conclusione ai protagonisti, ma anche perché ci sono tante domande a cui rispondere. Il mondo di Pandora ha ancora tanto da offrire, quindi non si può far altro che sperare per il futuro di vedere un degno finale per questa magnifica saga.

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