Jimmy porta una giacca elegante aderente, con capelli ben corti e sistemati, girando con lo scooter per le strade inglesi, proprio come un vero Mod. Egli è il protagonista della terza rock opera dei The Who, “Quadrophenia”. Dopo i celebri “A Quick One” e “Tommy”, acclamati concept album dai toni surreali, e “Who’s next”, il più grande successo del gruppo inglese, con “Quadrophenia” si cerca un racconto nuovo. Ci si sofferma su un fenomeno realmente accaduto, ossia il contrasto tra Mods e Rockers, due bande rivali britanniche di fondamentale importanza negli anni ‘60. Il voler descrivere attraverso la musica questa storica contrapposizione, esemplare per la cultura mediatica e popolare, dimostra la bravura della band, che verrà ricordata per l’influenza ottenuta sull’immaginario collettivo. Il protagonista della storia raccontata nel disco, Jimmy, è un ragazzo attraverso il quale non si mostra soltanto l’eterno scontro tra i gruppi inglesi, ma sono descritti anche numerosi dubbi giovanili.
Jimmy è un ragazzo solitario – come descritto anche nella canzone “I’m One” – costernato da infinite incertezze. Si interroga spesso sul suo futuro ed il proprio noioso lavoro, non giungendo mai ad una risposta.
Un’aggravante di questa condizione è anche l’utilizzo eccessivo di anfetamine, che lo alienano dalla realtà. La propria caratteristica fondamentale, tuttavia, è la sua malattia, la schizofrenia, che lo conduce ad avere comportamenti controversi. Lo stesso titolo del disco, “Quadrophenia”, deriva da questo disturbo, che viene accostato al termine “quattro”, riferito alle personalità del protagonista.
La psiche di Jimmy è frammentata, divisa in quattro sezioni, numero simbolico ricorrente nell’opera rock. ln primo luogo, i temi sonori proposti nell’album, che si ripetono costantemente traccia per traccia, sono proprio quattro. Inoltre, sono evocati i quattro membri dei The Who stessi, Roger Daltrey, Pete Townshend, John Entwistle e Keith Moon. Come si nota nella copertina del disco, raffigurante Jimmy sul proprio scooter, le figure del gruppo appaiono negli specchietti di esso, come se fossero dentro la mente del protagonista. I componenti del complesso accompagnano musicalmente ed interiormente il giovane Mod attraverso la propria evoluzione personale.
L’anima irrequieta del ragazzo affronterà diverse insidie, dai litigi con i genitori al tradimento della sua ragazza con il migliore amico. Cunico elemento di sollievo che possa riuscire ad ottenere, è il sentirsi appartenente alla banda dei Mods.
Nonostante i pregiudizi creati nei confronti di essi dalla comunità inglese, Jimmy è fiero di far parte di questo gruppo, che lo fa sentire apprezzato e per pochi momenti realizzato. Invece di sentirsi solo, come spesso accade, Jimmy appartiene ad essi, un insieme di persone unite dalle stesse peculiarità.
Elementi che possono sembrare banali quali il completo sartoriale o lo scooter, lo rendono finalmente qualcuno.
Con un singolo disco, i The Who riescono a creare un’opera unica, che riesce ad unire il dramma giovanile ad uno dei fenomeni storici più famosi del ventesimo secolo. Per questa monumentale storia vengono realizzati dei brani eccezionali, dalla magnifica “5:15″, in cui vengono utilizzati sintetizzatori e suoni catturati fuori dallo studio, e la celeberrima “Love Reign O’er Me”, che conclude l’album. Un’opera rivoluzionaria di tale portata, ovviamente non ha potuto lasciare indifferente il pubblico, che ha acclamato il lavoro della band fin da subito.
Pochi anni dopo l’uscita del disco avvenuta nel 1973, ha inizio la lavorazione del film ispirato all’opera rock dei The Who, che ne prenderà il medesimo nome. La pellicola “Quadrophenia” del 1979 mostra su schermo la storia del giovane Jimmy, che vaga in Inghilterra, drogandosi di pasticche e creando scompiglio con i propri compagni, come descritto nel disco. A contribuire alla fama del film, oltre che ovviamente le canzoni dei The Who stessi, è stata la presenza di un giovanissimo Sting, interprete dell’affascinante “Ace Face”.
Ancor più che nell’album originale, si mostra con un taglio realistico e quasi drammatico il risultato delle azioni del protagonista, senza idealizzare il mito dei Mods. Il giovane Jimmy, drogato e trattato male da chiunque lo circondi, rimane da solo, abbandonato anche dai suoi compagni.
L’immensa opera “Quadrophenia” può perfino connettersi al mondo della sociologia, precisamente al classico “Demoni popolari e panico morale” di Stanley Cohen. Quest’ultimo, attraverso un occhio tipicamente cinico, analizza Mods e Rockers servendosi di documenti storici e distaccandosi dal panico mediatico. Se il racconto incentrato su Jimmy è riuscito nel descrivere dall’interno i contrasti fra le bande inglesi, invece l’opera sociologica ne mostra le peculiarità dall’esterno. Ciò che rende simile il lavoro dei The Who a quello di Stanley Cohen, è che entrambi non si dedicano all’idealizzazione dei gruppi inglesi, bensì cercano di descriverli in modo concreto. Se il sociologo si dedica a ciò attraverso una ricerca cinica e minuziosamente realizzata, i The Who lo fanno attraverso la musica rock che racconta le problematiche giovanili. “Quadrophenia” può dunque essere definita come un’opera complessivamente magnifica, che pone i Mods e i Rockers sotto un occhio realistico, ma allo stesso tempo assolutamente affascinante.
