Che sia per la trama o per i trailer, “Marty Supreme” potrebbe apparire come un film sportivo qualunque. Ma dopo i primi 30 minuti, la pellicola con protagonista Timothée Chalamet acquisisce un tono totalmente differente. Il ritmo tagliente e lo stile movimentato sono solo alcuni degli elementi che colpiscono nel segno, proprio come il protagonista Marty Mauser riesce a fare giocando a ping pong. Questa è una di quelle pellicole di cui si parla maggiormente nelle ultime settimane, difatti è stata candidata a nove Oscar e contiene una performance di Timothée Chalamet acclamata universalmente. Il film descrive un giovane giocatore americano di tennistavolo, Marty Mauser, totalmente ossessionato dalla propria passione e soprattutto, dalle proprie abilità. Questo è un tema fondamentale per parecchie opere cinematografiche, ma in questo lungometraggio il tutto viene messo in scena con uno stile che si può definire rivoluzionario. Prima di concentrarci sugli aspetti tecnici che arricchiscono la pellicola, bisogna soffermarsi sulla figura del protagonista Marty.
Chalamet, che lo interpreta magistralmente, è un attore ormai entrato nel vivo della sua carriera. Dopo pellicole che lo hanno mitizzato quali “Chiamami col tuo nome”, ed il plauso ottenuto con la performance di Bob Dylan in “A Complete Unknown”, è riuscito a superare ancor di più i suoi limiti. L’attore incarna un ragazzo rabbioso, impulsivo, totalmente oppresso dal suo spirito competitivo. Con lo scorrere dei minuti, lo spettatore segue l’alienante percorso di Marty, sempre più preso da sé stesso e indifferente per chiunque altro. Dato che il personaggio potrebbe sembrare troppo lontano dallo spettatore per le proprie azioni opportuniste, il regista ha cercato di renderlo più “umano”. Grazie ad una prolungata sessione di trucco, a Timothée sono state aggiunte delle cicatrici da acne sul volto, ed anche altre protuberanze per renderlo “imperfetto”. L’aspetto fisico di Marty racconta il suo passato sicuramente burrascoso, con tratti probabilmente presi di mira che hanno portato il ragazzo ad un forte bisogno di rivalsa. Ma questo non basta per empatizzare con il giovane, che a causa delle proprie azioni sembra distante da chiunque, sia dallo spettatore che da qualsiasi altro personaggio cinematografico dell’ultimo decennio.
Continuando con la descrizione della trama, dopo il torneo sportivo che caratterizza i primi minuti della pellicola, il tempo restante sarà impiegato per approfondire il protagonista Mauser. Egli utilizza di minuto in minuto qualsiasi persona gli si trovi davanti, dalla madre all’amico Wally (interpretato da Tyler, The Creator). Contrapponendolo a personaggi quali l’attrice Kay Stone (interpretata da una bravissima Gwyneth Paltrow) o la vecchia innamorata Rachel, si scaverà nel suo animo irrequieto. Il comportamento condotto da Marty intacca anche la visione dello spettatore, che sballottato di scenario in scenario, ha davanti figure che prima sembrano fondamentali per lo sviluppo della storia, e poi vengono allontanate dal protagonista come se niente fosse. La bravura di Chalamet combinata alla regia di Safdie sta proprio nel creare un personaggio “detestabile”, ma dato il suo muoversi così intensamente, lo spettatore non riesce a figurarsi un’idea concreta sulla sua personalità.
Il regista del lungometraggio, Josh Safdie, è per la prima volta dietro la macchina da presa senza il fratello Benny, con cui diresse “Diamanti Grezzi” (2019) e “Good Time” (2017). Nonostante la sua assenza, comunque Josh è riuscito a mantenere alcuni elementi distintivi delle pellicole già realizzate. Ciò che caratterizza i prodotti cinematografici dei Safdie è uno stile fortemente ansiogeno e frenetico, che ipnotizza lo spettatore lasciandolo senza fiato. Anche più che nei film precedenti, in “Marty Supreme” lo stile registico è più che incalzante, catturando immediatamente chi guarda l’opera. Timothée Chalamet gioca ansiosamente ogni partita, la sublime colonna sonora conquista l’osservatore e la tagliente regia non lascia alcun respiro. Tale cifra stilistica potrebbe essere considerata rappresentativa di quest’epoca, dove chi guarda ha bisogno di essere preso pienamente da una pellicola. ln molti, soprattutto alcuni spettatori più giovani, possono difatti sentirsi distanti dai lungometraggi lenti e talvolta pesanti che spesso si presentano oggigiorno. Perciò grazie alla propria regia incalzante, “Marty Supreme” è uno di quei film dove è impossibile non mantenere l’attenzione. Purtroppo questo modus operandi del regista non è adatto a tutti; in molti potranno sentirsi distanti dal lungometraggio, soprattutto un pubblico più maturo. Invece, chi apprezza il carattere intenso ed irrequieto tipico dei Safdie, apprezzerà notevolmente la pellicola.
Il film inoltre, proprio grazie agli elementi già citati, ricorda per alcuni tratti “Whiplash”, capolavoro del 2014 diretto da Damien Chazelle. Quest’ultimo e “Marty Supreme” hanno alcune somiglianze, dal finale all’ossessione dei protagonisti per la propria passione. Anche se il personaggio principale di “Whiplash”, è una figura in cui è molto più facile immedesimarsi.
Un altro aspetto su cui bisogna soffermarsi, riguarda nel complesso la performance di Timothée Chalamet, che sicuramente durante quest’annata di premiazioni cinematografiche riceverà molte sorprese. Considerando quanto l’interprete sia entrato nella parte di Marty Mauser, che sembra averlo catturato anche fuori dallo schermo, sarà difficile distaccare questo personaggio dall’attore. Chalamet ha già vinto il Golden Globe per il miglior attore protagonista, e sicuramente otterrà molti altri premi. Anche se si scontrerà con Leonardo DiCaprio per “Una Battaglia dopo l’altra” e Wagner Moura per “L’agente segreto”, ha grandissime possibilità di conquistare per la prima volta un Oscar come miglior attore.
ln ultima analisi “Marty Supreme” è una pellicola davvero singolare, ricca di ottime interpretazioni ed uno stile travolgente che, tra ossessione e frenesia, si impone complessivamente come un’opera incisiva per quest’epoca cinematografica.
