La band virtuale dei Gorillaz ha costantemente sorpreso critica e pubblico per le proprie sperimentazioni ed il distintivo stile alternative rock. Dopo tre anni dall’ultimo disco Cracker Island(2023) il gruppo creato da Damon Albarn e Jamie Hewlett torna con The Mountain, album che dimostra I’assoluta crescita degli artisti.
Le ultime opere musicali del complesso britannico sono risultate divisive, a differenza, ad esempio, dei primi dischi Demon Days (2005) e Plastic Beach (2010) che fin da subito ricevettero un plauso universale. Album come Song Machine, Season One: Strange Timez (2020) o il già citato Cracker Island (2023), nonostante il notevole risultato economico e le alte posizioni nelle principali classifiche musicali, non sono caratterizzati da quel suono sperimentale tipico del gruppo. Essi possiedono uno stile più banale e commerciale, molto meno ricercato. Ma per fortuna, sono prodotti che rappresentano un semplice intervallo nell’ascesa della band. Con il nuovissimo The Mountain i Gorillazriescono ad evolversi molto più di quanto abbiano fatto fino ad ora, unendo le sperimentazioni d’inizio carriera a tematiche davvero profonde.
Per prima cosa bisogna rammentare che l’opera in origine per Albarn e Hewlettdoveva essere un semplice disco a tema “India”, con strumenti e suoni tipici del luogo. Ma poco dopo l’inizio della produzione, entrambi i membri del gruppo hanno perso i rispettivi padri. Segnati da questi eventi drammatici, i Gorillaz hanno proseguito nella lavorazione musicale in modo diverso, garantendo un tono molto più personale al proprio progetto. Ciò dunque ha reso The Mountain un magnifico disco che cerca di affrontare la complessità del lutto. Quella montagna che i protagonisti animati della band scalano negli affascinanti video musicali, non è altro che il tortuoso percorso interiore che si affronta per
superare la perdita. Vi sono canzoni come “The Hardest Thing” e “Orange County”, che descrivono la difficoltà del dare addio, o “The Sad God“, che affronta la nostalgia e l’assenza. ln alcuni brani, oltre a vari ospiti come gli IDLES o Black Thought, vengono menzionati anche alcuni collaboratori della band ormai defunti, ad esempio Dennis Hopper o Mark E. Smith. Essi arricchiscono ancor di più il progetto musicale, garantendo un’armonia di suoni che si muove tra passato e presente.
Non tutti i brani dell’album ovviamente trattano queste tematiche, ma sicuramente a differenza della maggior parte delle creazioni del gruppo, qui è difficile trovare una hit pop destinata a dominare le classifiche. Ciò potrebbe sembrare un elemento negativo, ma in realtà fa notare come i Gorillaz siano tornati ad essere degli artisti totalmente fuori dagli schemi. ln TheMountain si viene sorpresi fin dalla prima canzone, title track dell’album, che trasporta l’ascoltatore all’interno dell’affascinante mondo spirituale in cui è ambientato l’intero progetto. Le melodie orientali che la band ricercava fin dall’inizio della produzione fanno da protagoniste, conducendo in un’ambientazione suggestiva anche grazie alla presenza di musicisti indiani. Come detto dalla band stessa, alla base del disco ci sono alcuni elementi che richiamano il capolavoro Plastic Beach. E se molti artisti avrebbero creato una brutta copia del proprio vecchio successo, i Gorillaz sono riusciti ad unire un trionfo passato con molteplici novità. The Mountain dunque è fino a questo momento il prodotto più maturo dell’intera discografia dei Gorillaz. Distaccandosi dal mondo pop più recente, hanno saputo realizzare un’opera personale ed intima, che riesce ad ammaliare fin dal primo ascolto, segnando una nuova fase nell’evoluzione del gruppo. Che sia per gli stupendi videoclip o semplicemente per la storia alla base del disco, The Mountain è un album che rimarrà nella storia della discografia della band. Dopo una lunga scalata fatta di immensi successi e grandi flop, finalmente i Gorillaz sono arrivati all’apice del proprio sviluppo musicale.
