L’ennesimo femminicidio che ha sconvolto Messina riporta con forza al centro dell’attenzione un tema che non può più essere relegato alla sola cronaca. Dietro ogni nome c’è una storia spezzata, una famiglia travolta dal dolore e una comunità che si interroga su quanto ancora si debba attendere perché la violenza contro le donne venga fermata davvero.
Di questo ha parlato in Senato la senatrice Dafne Musolino, intervenendo in Aula dopo l’ultima tragedia. Nel suo intervento ha ricordato come la città dello Stretto abbia registrato negli anni una lunga scia di vittime di femminicidio: Omayma Bengaloùm, Giovanna Musarra, Alessandra Gambadoro, Maria Quaranta, Sara Campanella. A questi nomi si aggiunge quello di Daniela Zannarti, l’ennesima donna uccisa da un uomo che faceva parte della sua vita.
Un elenco che pesa sulla memoria della città e che, secondo la senatrice, non può essere considerato una semplice successione di tragici episodi.
Musolino ha richiamato con forza il tema della fiducia nelle istituzioni. Quando una donna trova il coraggio di denunciare e resta comunque esposta alla violenza, ha sottolineato, quando persino chi è sottoposto a misure restrittive riesce comunque ad arrivare fino alla vittima, significa che qualcosa nel sistema non ha funzionato.
Ed è proprio su questo punto che, secondo la senatrice, occorre intervenire con maggiore rigore. Ogni femminicidio lascia infatti un vulnus profondo, cioè una ferita gravissima che segna l’intera società, una lacerazione che non riguarda soltanto le famiglie delle vittime ma la coscienza collettiva.
Femminicidio a Messina, in Senato l’intervento della senatrice Dafne Musolino
