Francesco Di Prima: a 58 anni si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e studia i pregiudizi invisibili nella sanità

A 58 anni c’è chi pensa alla pensione e chi, invece, decide di rimettersi in gioco. È il caso di Francesco Di Prima, infermiere calabrese con una lunga esperienza professionale maturata in diverse realtà sanitarie del Paese, che oggi presta servizio a Messina e ha scelto di tornare sui libri non per cambiare vita, ma per comprenderla più a fondo.

Prima ancora della carriera sanitaria, Francesco ha coltivato una forte passione per la musica: è stato cantante lirico, diplomato in canto. Un’esperienza che lo ha formato non solo artisticamente, ma anche sul piano umano, abituandolo fin da giovane al lavoro di gruppo, all’ascolto e alla gestione di relazioni complesse. Competenze che, in modo quasi naturale, hanno trovato una nuova dimensione nel suo percorso accademico in Psicologia.
Iscrittosi all’Università degli Studi di Messina, ha portato avanti gli studi con determinazione, riuscendo a conciliare impegni lavorativi, turni ospedalieri e vita quotidiana, senza mai andare fuori corso. Un traguardo costruito giorno dopo giorno, tra esami preparati nei ritagli di tempo e una curiosità mai venuta meno.
Durante questo percorso, non è mancata un’importante esperienza internazionale: un periodo di studio in Spagna, all’Universidad de Almería, nell’ambito del programma Erasmus. Un’occasione che ha arricchito non solo la sua formazione accademica, ma anche il suo bagaglio personale, attraverso il confronto con realtà e culture diverse.
A suggellare il suo percorso, una tesi di laurea dal titolo “Percezione sociale del pregiudizio sessuale tra gli operatori sanitari nei contesti di cura”, sviluppata sotto la guida del professor Patrice Rusconi. Questa tesi rappresenta il punto di incontro tra due mondi che conosce bene: quello sanitario e quello della psicologia sociale. Al centro dello studio, un tema di grande attualità: la percezione del pregiudizio sessuale tra gli operatori sanitari e il livello di consapevolezza rispetto ai possibili bias nelle relazioni di cura.
Negli ultimi anni, la psicologia sociale ha evidenziato come stereotipi e pregiudizi possano influenzare le interazioni umane anche in modo inconsapevole. Nei contesti sanitari, dove il rapporto tra operatore e paziente è fondamentale, questi aspetti possono incidere concretamente sulla qualità dell’assistenza.
La ricerca, condotta presso l’IRCCS “Bonino Pulejo” di Messina, ha coinvolto un campione di operatori sanitari attraverso un questionario anonimo, con l’obiettivo di esplorare atteggiamenti e livelli di consapevolezza nei confronti delle persone LGBTQ+, sia come pazienti sia come colleghi.
I risultati delineano un quadro articolato. Da un lato, non emergono forme esplicite di ostilità o rifiuto; dall’altro, si rilevano atteggiamenti riconducibili al cosiddetto “pregiudizio moderno”, più sottile e meno dichiarato, che tende a minimizzare o considerare eccessive le rivendicazioni della comunità LGBTQ+.
Un altro elemento significativo riguarda la competenza culturale degli operatori: sebbene emerga un orientamento generalmente favorevole all’inclusione, persiste una distanza tra le intenzioni dichiarate e la loro applicazione concreta nella pratica clinica. In altre parole, apertura e sensibilità non sempre si traducono in comportamenti pienamente inclusivi.
Dal punto di vista metodologico, lo studio si è basato su strumenti di rilevazione esplicita, scelti per la loro applicabilità in un contesto lavorativo reale. Una scelta che, pur con alcuni limiti, sottolinea la necessità di ulteriori ricerche capaci di integrare approcci diversi e approfondire ulteriormente il tema.
Affrontare il tema dei pregiudizi in ambito sanitario non significa puntare il dito contro i professionisti, ma rafforzare la cultura della cura. Promuovere ambienti inclusivi e consapevoli contribuisce a migliorare il clima di lavoro, ad accrescere la fiducia dei pazienti e a garantire un’assistenza più equa.
La tesi di Francesco nasce proprio da questa consapevolezza: unire esperienza e studio per stimolare una riflessione più ampia su una sanità capace di riconoscere e rispettare ogni persona. Perché prendersi cura, oggi più che mai, significa anche saper guardare l’altro senza pregiudizi.
Complimenti a Francesco che ha dimostrato che non è mai troppo tardi per rimettersi in discussione e crescere, trasformando l’esperienza in consapevolezza e la conoscenza in uno strumento concreto per prendersi cura degli altri.

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