La paddazza! È un termine meraviglioso, uno di quei vocaboli siciliani che racchiudono un intero concetto in poche sillabe. In senso stretto la parola deriva da padda (palla), ma il suffisso – azza le conferisce una sfumatura ironica per indicare qualcosa che ha perso la sua forma originale diventando un ammasso informe, caotico, disordinato. Cosa c’entra la “paddazza” con lo sport? Provo a fare chiarezza! Dalla preistoria al secolo scorso, l’offerta sportiva si identificava nei gesti motori vitali, camminare, correre, lanciare, saltare. Attività che potevano espletarsi nella modalità individuale o di squadra. Dalla strada, agli oratori, agli scalcinati spazi sportivi, era un brulicare di bambini e bambine che si sfidavano, sudavano, socializzavano, crescevano sani. Scolasticamente lo sport era regolato attraverso i Gruppi Sportivi Scolastici, preziosi serbatoi per le attività di alto livello e incubatori di socialità. Nel segmento storico che va dagli anni 60, caratterizzato dal boom economico e soprattutto dai primi vagiti della tecnologia, tutto è esploso! Lo sport di base è stato stravolto dalla chiusura dei Gruppi Sportivi che hanno lasciato il posto ai Centri Sportivi Scolastici. Gli impianti sportivi si sono trasformati in gigantesche scatole tecnologicamente avanzate, ma spesso cattedrali nel deserto. Le discipline sono proliferate in modo esponenziale al punto da risultare impossibile conoscerle tutte. Sono nate e moltiplicate attività parallele allo sport, miriadi di agenzie di scommesse e videogiochi che ispirati allo sport di fatto ne sviliscono i valori. E i bambini? Ormai completamente spariti dai cortili, rare eccezioni negli oratori, estremamente ridimensionati nelle poche e scalcinate palestre scolastiche. Insomma, una gigantesca “paddazza” davvero preoccupante! Basta superficiali chiacchiere da bar, la situazione merita serie riflessioni e noi non smetteremo di riflettere!
MI AMO TROPPO PER STARE CON CHIUNQUE. SARA, 31 marzo 2025 … per non dimenticare! ♥
