Festival di Cannes 2026: cinema politico, sorprese e pronostici della cerimonia

Tra ex aequo e parecchie sorprese, si è conclusa la 79ª edizione del Festival di Cannes, una delle cerimonie più acclamate globalmente, che quest’anno ha fatto discutere di sé premiando opere lontane dal cinema commerciale e legate a tematiche politiche assai attuali.

Quest’anno a guidare la giuria è stato il regista coreano Park Chan-Wook. Al suo fianco, figure cinematografiche di spicco quali gli attori Stellan Skarsgård e Demi Moore, che hanno eletto le pellicole vincitrici.

Iniziamo a descrivere i vari riconoscimenti cominciando dalle categorie attoriali, in cui si trovano i primi due “pareggi”. Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, attori belgi del film “Coward” di Lukas Dhont, si sono aggiudicati il riconoscimento per la MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE, anche se in molti pensavano che il favorito fosse Javier Bardem per “El ser querido”.

Il premio per la MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE invece è stato vinto da Virginie Efira e Tao Okamoto, per il film “All of a Sudden” di Ryusuke Hamaguchi.

La MIGLIOR SCENEGGIATURA è stata conquistata da Emmanuel Marre per “Notre Salut” ed il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA da “The Dreamed Adventure” di Valeska Grisebach.

La CAMERA D’ORO, riconoscimento per la migliore opera prima, è stato assegnato a “Ben’Imana” di Marie Clementine Dusabejambo, e la PALMA D’ORO PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a “Para Los Contrincantes (Aux Adversaires)” diFederico Luis.

Anche nella categoria della MIGLIOR REGIA c’è stato un ex aequo, evento che non accadeva da ben dieci anni. Hanno conseguito questo premio sia il polacco Paweł Pawlikowski per “Fatherland”, che gli spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per “La Bola Negra”. Il GRAND PRIX invece è stato ottenuto da “Minotaur”, lungometraggio russo sulla guerra in Ucraina, diretto da Andreï Zvyagintsev.

La PALMA D’ORO infine, il premio più ambito della serata, è stato vinto da “Fjord”, film di Christian Mungiu. Il regista è così diventato il primo autore rumeno a trionfare per ben due volte nella categoria. Infatti, vinse la sua prima Palma d’Oro nel 2007 con “4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni”, crudo dramma incentrato sul tema dell’aborto.

Tra i lungometraggi rimasti senza alcun riconoscimento, figurano invece “Amarga Navidad”, pellicola di Almodóvar, e “Paper Tiger” di James Gray, con le ottime interpretazioni di Adam Driver e Scarlett Johansson.

Inoltre, prima di concludere, si può ipotizzare la presenza di alcune pellicole per la cerimonia dell’anno prossimo. Si parla del possibile ritorno del regista Terrence Malick con il suo film “The Way of the Wind”, epopea sulla vita di Gesù, la cui presentazione nei festival cinematografici viene rimandata da oltre tre anni. Si vocifera anche del ritorno del regista danese Lars Von Trier con il suo nuovo lungometraggio “After”, che lo porterebbe sotto i riflettori per la prima volta dal 2018, quando presentò fuori concorso il disturbante “La casa di Jack”.

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